il Plutarco: l'Abruzzo dei libri

... dei periodici, delle fotografie, di Wikipedia e dei siti internet.


Una storia iniziata con "Le vite parallele" di Plutarco, primo libro d'Abruzzo,
stampato all'Aquila nel 1482 dal tipografo tedesco Adam de Rotweil.

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"Il Plutarco" tratta dell'Abruzzo dei libri e dei periodici, del web e di Wikipedia; dell'Abruzzo illustrato e raccontato attraverso le immagini e le fotografie

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giovedì, 23 novembre 2006

Serata danzante a palazzo Delfico: una nuova cronaca del 1879

presunto ritratto di rosa de filippis delfico
Presunto ritratto di Rosa De Filippis Delfico, 1885 ca.
(tratto da www.defilippis-delfico.it)

Cronaca Rosa
Vorrei avere la penna di Edmondo de Amicis o il plettro dorato di Alfredo de Musset e il pennello del mio amico della Monica per rendere degnamente le grate e soavi impressioni provate nel gran ballo degli artigiani al palazzo Delfico. Né l’una o gli altri però mi basterebbero, poiché non dovrei essere assonnato come sono, per le veglie delle scorse notti.
Non di meno proviamoci quanto più brevemente è possibile.
La festa è riuscita, sotto ogni aspetto, brillantissima, e l’ordine il più perfetto si è mantenuto dalle 9 pom. Di giovedì alle 7 ant. Di venerdì, ora in cui l’ultimo galop segnava la fine, non certo desiderata, della festa.
Circa cento coppie danzanti si dividevano il terreno delle due grandi Sali elegantemente addobbate. Il nostro bel sesso artigiano ha mostrato tutt’i tesori che racchiude, in forma di simpatici visini, di occhietti assassini, di capigliature morbidissime, di personcine leggiadre, di toilettes quanto semplici altrettanto ben indossate.
Alle 10 le danze erano già vivacissime. Le due sale erano dirette, l’una dal maestro Mannelli, l’altra dal sig. Natali.
Cominciano ad arrivare gli invitati: il sindaco il prefetto con le loro signore, e le tre famiglie Delfico. La cont. Delfico entra accompagnata da una sua nipote, un vero mugherin dal bel colore, e da suo maritoil conte, e viene accolta da vivo e prolungato applauso. La sua toilette è di color celeste, guarnita da merletti bianchi: perle e brillanti la rendono splendididssima. La sig. Marconsignori conuna schiera di sue compagne le offre un bouquet fatto portare da Ancona, e il socio Albi legge alcuni versi bellissimi del prof. Sinigaglia, col quale poi la contessa si rallegra ringraziandolo.
Una quadrille di ben 40 coppie vien chiamata egregiamente dal sig. Natali, e vi prendono parte la contessa, l0on. Irelli ed altri invitati. Al tacco, le signore e signorine Delfico, la signora Lipari, la signora Cerulli lasciano man mano le sale, e la contessa viene accompagnata da un lungo stuolo di soci all’ingresso de’ suoi appartamenti.

Note del mio taccuino.
Il buffet è copioso e ben servito dal caffettiere tripletta=rinfreschi, vini, liquori e paste: servizio ben ordinato non ostante la grandissima folla.
Le sale hanno un’aria d’eleganza ch’inamora; peccato però che si solleva una polvere che non è la cosa piùsalutare pe’ nostri polmoni. Gli addobbi delle sale e il disegno del giardino improvvisato nella corte sono opera del giovine ing. Narcisi, di cui abbiam parlato altre volte con meritato favore. Il giardino aveva in mezzo una fontana zampillante, ed in fondo un Bacco dipinto a grandezza naturale.
E con ciò diamo un bravo di cuore agli organizzatori della festa e a tutti coloro che fecero opera per la buona riuscita della medesima. Questa festa lascia un gardito ricordo che non si cancellerà facilmente dalla memoria, ed è buon augurio anche per quella che si ripeterà domani sera nelle stesse sale.

da "Corriere Abruzzese", 22 febbraio 1879
a cura di  Filonico e Accifst

postato da: filonico alle ore 09:24 | link | commenti (2)
categorie: de filippis delfico, delfico, giardini delfico
giovedì, 16 novembre 2006

Cronache d'altri tempi

Nei giardini Delfico
Articolo pubblicato in «Il Nuovo Abruzzo»,
Teramo, 17 luglio 1902

Fontana delle Piccine a Teramo
La Fontana delle Piccine in via Carducci a Teramo
in una fotografia di Michele Foschi, 1937-38.
Opera dello scultore Luigi Cavacchioli che la realizzò intorno al 1880
era addossata al muro di cinta del giardino Delfico

***
Lunedì, nel teatrino dei giardini, fu serata a beneficio di Guido Napolitani, il bravo canzo­nettista e macchiettista teramano. Accorse un pubblico numeroso. Fu recitato dapprima Un signore che tocca tutto, scherzo comico in un atto, al quale presero parte i giovani: Napolitani, Catenacci, Buo­ni, Marini  e Di Furia (i due ultimi in gonnella).
Il Napolitani quindi cantò le canzonette: Scattobbio; Così, così, così; Perchè?; È tre dda chiazza. Applauditissimo, dovè concedere anche la canzonetta Don Ciccì, che ha incontrato tanto successo.
Seguì una farsa abbastanza esilarante: Una scommessa fatta a Chieti e vinta a Teramo, recitata da Napolitani, Marini, Catenacci, Fra­ticelli, Di Furia, Quartapelle, Buoni, Palombieri, D'Angelo. Ancora una volta questi egregi giovinotti, appartenenti quasi tutti alla Società Ginnastica e diretti dal prof. Giuseppe D'Ales­sandro, dimostrarono la speciale attitudine che hanno alla recitazione e seppero soddisfare il pubblico che li applaudi calorosamente.
E con un'altra serie di canzonette, quali Mi suocera, Il Marchese, '0 spillone,'O cavaliere Speranza, il Napolitani chiuse la serata. Il Napolitani fu festeggiatissimo dal pubblico, che non finì  dall'applaudirlo e chiamarlo al proscenio. Egli si recherà a Napoli per meglio perfezionarsi in questo genere di arte, per il quale ha una disposizione veramente meravi­gliosa. Gli auguriamo che i fati l'aiutino e possa incontrare fortuna.
In quest'ultima serata ai giardini si ebbe a deplorare, come anche nella serata precedente, la mancanza assoluta della banda.

***
 
L'ingresso principale di palazzo Delfico a Teramo,
in una foto di Domenico Nardini del 1943
postato da: abruzzoteramano alle ore 14:59 | link | commenti (10)
categorie: , giardini, teramo, teramano, giardini delfico
mercoledì, 15 novembre 2006

Crollo del campanile di San Marco nel 1902
Il Campanile di San Marco
Articolo non firmato di Guglielmo Aurini, pubblicato in «Il Nuovo Abruzzo», Teramo, 17 luglio 1902)
 
L'immane disastro che colpisce cosi intensamente l'anima italiana, ha avuto una dolorosa eco nella nostra cittadinanza che l'apprese per mezzo del telegrafo la sera stessa, mentre numerosa e spensierata assi­steva nei giardini Delfico ad uno dei soliti programmi fatti di varietà e di allegria. Ed é difatti ben piena d'angoscia questa notizia che, insieme ad altre minacce tristi, giunge dalla prediletta tra le città italiane, dal mira­coloso paese sorgente su le acque della sto­rica laguna, nel quale la difficile statica degli edifici è sposata alle altezze più inac­cessibili del bello artistico. Pur ieri l'anima italiana trema al pensiero che il Palazzo Du­cale, che il merletto marmoreo del quattro­cento italiano, non subisse un triste evento, ed ecco sopravvenire fulminea, istantanea la caduta del campanile, la distruzione della loggetta, il danno del palazzo reale. Ah la immane perdita dell'arte! Le storiche campa­ne, le statue più belle del seguace di Michelangelo, lo sfondo marmoreo dei due Liston del Favretto son sotto le rovine, e la Chiesa di S. Marco, la porta della Carta, il lato oc­cidentale del palazzo ducale, senza il pendant artistico, si affacciano sulla piazza sublime, i­solate e nude all'occhio del pellegrino ama­tore, che ivi conviene da secoli per trovare quel conforto e quelle emozioni che solo al­l'arte si chiedono e che solo l'arte italiana può dare così dolci, così ineffabili, così con­fortate di ricordi gloriosi! 

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