Panorama di Teramo nel 1881 con l'antico teatro comunale in primo piano
Sul finire del secolo XIX si diffuse tra il popolo teramano
la paura di una imminente fine del mondo.
Di fronte al panico e agli isterismi che minacciavano di dilagare, la giunta comunale, presieduta dal sindaco Luigi Paris, decise di compiere un gesto che dimostrasse la fiducia in un lungo e prospero avvenire.
All'unanimità dunque, si decise di inviare
un messaggio di saluto ai Teramani dell'anno 2000.
Fu redatto un testo da parte di alcuni tra i verbosi avvocati che sedevano in Consiglio, fu scelta la pergamena, incaricato il calligrafo e predisposto un elegante contenitore. Qualche esitazione si ebbe al momento di decidere quale fosse il posto più sicuro dove collocarlo. Il dibattito però fu breve. Esisteva infatti un luogo laico, vanto della città, che da lì a cent'anni SICURAMENTE sarebbe stato ancora in piedi. Era il Teatro comunale.
Così, in vista della mezzanotte del 31 dicembre 1899, mentre la folla di popolani terrorizzati che si era radunata all'aperto, in piazza Garibaldi, nella villa Comunale, lungo la passeggiata ai Cappuccini (i Tigli), attendeva timorosa lo sviluppo degli eventi, i notabili teramani facevano murare (soddisfatti per la brillante e lapalissiana idea) in una nicchia aperta nell'atrio del Teatro, la pergamena inidirizzata ai pronipoti.