L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia
a cura di Giovanni De Luna, Gabriele D'Autilia e Luca Crescenti, Torino, Einaudi
I.1 Il potere da Giolitti a Mussolini (1900-1945);
I.2 Il potere da De Gasperi a Berlusconi (1945-2000);
II. La società in posa;
III. Gli album di famiglia;
Ci soffermiamo qui in particolare sul volume terzo, Gli album di famiglia, Torino, Einaudi, 2006
che contiene: Chiara Saraceno, Interni (ed esterni) di famiglia, pp.1-86; Giovanni Fiorentino, Gli occhi del luogo, pp.88-164; Rosario Perricone, I ricordi figurati: "foto di famiglia" in Sicilia, pp.166-221; Lello Mazzacane, Il "ritratto" inedito dei fotografi di famiglia a Napoli tra Ottocento e Novecento, pp.222-252; Paola Corti, Percorsi familiari e grande emigrazione transoceanica nel primo trentennio del Novecento, pp.254-283; Tatiana Agliani, La famiglia italiana nei rotocalchi, pp.284-322; Indice dei nomi e dei luoghi, pp.323-332.
Il volume contiene tra l'altro numerose fotografie tratte dal fondo del fotografo teramano Domenico Nardini (1895-1979), conservato presso la Biblioteca provinciale M. Delfico di Teramo, inserite nei saggi di Giovanni Fiorentino che le tratta unitamente a quelle dei napoletani fratelli Troncone e del toscano Domenico Coppi. Nardini, scrive Fiorentino, "realizza le istantanee che segnano la memoria pubblica e privata di Teramo e provincia ... con il suo apparecchio portatile, una reflex biottica, fotografando le famiglie piccolo-borghesi e rurali della città e dintorni, si sposta tra chiese, campagne e spiagge soddisfacendo in primo luogo le numerose committenze familiari. Il suo archivio attraversa cinquant'anni italiani, dai tardi anni Venti al principio degli anni Settanta." Numerose le foto riprodotte e di grande interesse le considerazioni svolte dall'autore del saggio.
Qualche perplessità però dobbiamo esprimere dove l'autore sembra porre l'accento su alcuni "limiti" riscontrati nelle foto di Nardini: si parla di appiattimento dei grigi o di certi tagli di "parti di corpo, braccia, gambe e spalle", di "liquidazione dei canoni pittorici e compositivi tradizionali" e dell'assunzione di un formato piccolo delle stampe di fronte a una committenza poco esigente.
Ora, non si tratta qui di voler "difendere" a tutti i costi l'opera di Nardini, che senz'altro fu solo un fotografo di provincia (e su questo non ci piove), ma sembrerebbe più giusto e corretto, a nostro avviso, chiarire che l'archivio Nardini, quello conservato nella Biblioteca Delfico, contiene per lo più scarti e prove di stampa. Ci sono molti negativi, è vero, ma per questi va programmato un lavoro di ristampa a lungo termine (qui parliamo di oltre 250.000 pezzi complessivi). Il prodotto finale, infatti, Nardini lo consegnava ai committenti senza conservarne copia e, come abbiamo avuto modo di constatare in più occasioni, le stampe definitive dei servizi, almeno di quelli che abbiamo avuto modo di visionare, erano di ottima qualità.
Lo stesso materiale preso in considerazione per il volume Einaudi, d'altra parte, è nella sua totalità formato da stampe a contatto o da prove effettuate per scegliere il taglio e le caratteristiche della stampa da eseguire. Il lavoro oggi in corso presso la Delfico, mentre si tenta una prima catalogazione delle foto, è proprio quello di ricomporre le serie relative agli stessi servizi che oggi sono "disperse" in varie cartelle. Nel frattempo ogni giudizio rischia di essere provvisorio e falsato per mancanza di dati completi.
Sull'opera di Domenico Nardini si veda anche:
L'Abruzzo di Nardini. Le cartoline, a cura di Fausto Eugeni, Pietro Nardini e Pietro Marcattilii, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 2003;
Domenico Nardini, Le cartoline teramane, a cura di Fausto Eugeni, Pietro Nardini, Giustino Perilli, Sant'Atto di Teramo, Edigrafital, 2005.