Lettura, collezioni librarie, teatro romano e altro nel nuovo numero di "Notizie dalla Delfico", a.XX, 2006, nn 1-2:
Sommario
Saggi:
L. Ponziani - Gli utenti e i servizi della biblioteca Dèlfico nel 2005 ... p.4
G. Palmieri - Dalle antinomie all'ossimoro. Teoria e prassi nella costruzione di una raccolta locale ... p.12
G. Castellucci - Cesare Brandi, Luigi Savorini e la città invisibile ... p.19
M.Q. Lupinetti - Ernesto Giammarco ... p.32
Il catalogo:
P. Graziosi - Annali tipografici aquilani del XVIII secolo. Un primo contributo ... p.39
Archivio dell'arte:
V. Muzii - L'intervento di restauro del ritratto di Mutio de' Mutii ... p.65
Recensioni e schede ... p.69
Polvere di biblioteca ... p.71
Nuove accessioni ... p.115
Fascicolo di grande interesse.
Tra gli altri segnaliamo qui l'articolo dell'ing. Gianpiero Castellucci. Costruito con estremo rigore scientifico, lucidissimo e documentato, il saggio fornisce elementi fondamentali (se non definitivi), nei principi generali e nel merito, sulla questione dell'abbattimento di palazzo Adamoli e della prospettata "ricostruzione" del teatro romano.
Il nuovo numero di Notizie dalla Delfico è disponibile gratuitamente presso la sede della Biblioteca provinciale in via Delfico (parallela di corso San Giorgio). Nei prossimi giorni sarà inviato, per posta, agli utenti iscritti non residenti a Teramo. A breve sarà consultabile in formato ellettronico sul sito Internet della Biblioteca.
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Presunto ritratto di Rosa De Filippis Delfico, 1885 ca.
(tratto da www.defilippis-delfico.it)
Cronaca Rosa
Vorrei avere la penna di Edmondo de Amicis o il plettro dorato di Alfredo de Musset e il pennello del mio amico della Monica per rendere degnamente le grate e soavi impressioni provate nel gran ballo degli artigiani al palazzo Delfico. Né l’una o gli altri però mi basterebbero, poiché non dovrei essere assonnato come sono, per le veglie delle scorse notti.
Non di meno proviamoci quanto più brevemente è possibile.
La festa è riuscita, sotto ogni aspetto, brillantissima, e l’ordine il più perfetto si è mantenuto dalle 9 pom. Di giovedì alle 7 ant. Di venerdì, ora in cui l’ultimo galop segnava la fine, non certo desiderata, della festa.
Circa cento coppie danzanti si dividevano il terreno delle due grandi Sali elegantemente addobbate. Il nostro bel sesso artigiano ha mostrato tutt’i tesori che racchiude, in forma di simpatici visini, di occhietti assassini, di capigliature morbidissime, di personcine leggiadre, di toilettes quanto semplici altrettanto ben indossate.
Alle 10 le danze erano già vivacissime. Le due sale erano dirette, l’una dal maestro Mannelli, l’altra dal sig. Natali.
Cominciano ad arrivare gli invitati: il sindaco il prefetto con le loro signore, e le tre famiglie Delfico. La cont. Delfico entra accompagnata da una sua nipote, un vero mugherin dal bel colore, e da suo maritoil conte, e viene accolta da vivo e prolungato applauso. La sua toilette è di color celeste, guarnita da merletti bianchi: perle e brillanti la rendono splendididssima. La sig. Marconsignori conuna schiera di sue compagne le offre un bouquet fatto portare da Ancona, e il socio Albi legge alcuni versi bellissimi del prof. Sinigaglia, col quale poi la contessa si rallegra ringraziandolo.
Una quadrille di ben 40 coppie vien chiamata egregiamente dal sig. Natali, e vi prendono parte la contessa, l0on. Irelli ed altri invitati. Al tacco, le signore e signorine Delfico, la signora Lipari, la signora Cerulli lasciano man mano le sale, e la contessa viene accompagnata da un lungo stuolo di soci all’ingresso de’ suoi appartamenti.
Note del mio taccuino.
Il buffet è copioso e ben servito dal caffettiere tripletta=rinfreschi, vini, liquori e paste: servizio ben ordinato non ostante la grandissima folla.
Le sale hanno un’aria d’eleganza ch’inamora; peccato però che si solleva una polvere che non è la cosa piùsalutare pe’ nostri polmoni. Gli addobbi delle sale e il disegno del giardino improvvisato nella corte sono opera del giovine ing. Narcisi, di cui abbiam parlato altre volte con meritato favore. Il giardino aveva in mezzo una fontana zampillante, ed in fondo un Bacco dipinto a grandezza naturale.
E con ciò diamo un bravo di cuore agli organizzatori della festa e a tutti coloro che fecero opera per la buona riuscita della medesima. Questa festa lascia un gardito ricordo che non si cancellerà facilmente dalla memoria, ed è buon augurio anche per quella che si ripeterà domani sera nelle stesse sale.
da "Corriere Abruzzese", 22 febbraio 1879
a cura di Filonico e Accifst
da Le Strade Bianche, di Leandro Di Donato,
Prefazione di Renato Minore,
Venezia, Edizioni del Leone, 2006,
foto di copertina di Beniamino Procaccini
"Una sensibilità forte, ma inesorabilmente ferita. Piena di rabbia e di sconforto, ma mai arresa. Sempre tesa nello sforzo di una ricerca di senso dell'esistenza, in generale, delle proprie scelte in particolare. Piena di vita. E così "Le Strade bianche" di Leandro Di Donato anche se suddivisa in quattro sezioni, risulta una raccolta organica e compatta più che una semplice antologia. I temi tornano a cerchio concentrico, tessendo una tela, costruendo un mood che diventa uno stile riconoscibile, un vero legante di temi diversi, dalla denuncia all'impegno civile, dalle memorie alle testimonianze, dalle riflessioni ai consigli." (dalla Prefazione di Renato Minore)
Un Mattino
Il mio andare
ha sospinto
ricordi in carta di riso
sul tavolo
incastrato
nell'angolo più buio
dove qualcuno
continua a prendere
caffé e giornali
giocando
conquelle stesse
ferite
dove incidemmo
in un sussulto di ottimismo
i nostri nomi
legati alle venature del tronco.
Infiniti caffé dopo
torno a cercare
quel mattino
finché qualcuno
deciderà di cambiare
tavolo e giornale.
E nell'angolo nudo
nello stesso buio
tornerò a cercare
sangue di muschio
per un altro nome.

Sandro Melarangelo, Il palazzo e giardino Delfico come apparivano negli anni Venti
Eccoci al giovedì aspettato e desiderato. Il sole incerto, debole, impotente a diradare le nubi, il vento impetuoso non valgono a sconfortare nessuno. Una schiera numerosa di belle e gentili giovanette, confidenti ed allegre si ripetono: a questa sera. Ma, come le vecchie nonne, prese da stizza e dispetto, alla gioia festosa delle fanciulle che si preparano al ballo, Giove Pluvio, il vecchio barboggio, brontola adirato, e manda giù una fitta pioggia a battere su i vetri delle finestre per dire: non si va, sono io che non voglio. Le graziosi fanciulle fanno spallucce; dànno in un sonoro scoppio di risa, e ripetono anche una volta: a questa sera.
Si va. La corte del palazzo Delfico è già un ridente giardino; alberi, fiori, viali; una fontana manda in aria, molto su, zambilli [sic] d'acqua, che mettono i brividi a Bacco, il quale, stando a cavalcioni su di un botticino, ha i brividi e fa boccacce, al sentirsi tocco dagli spruzzi del fluido odiato. E' un dipinto che chiude un arco, onde la trasformazione, compita con maestria ed in breve ora, fosse stata intera e perfetta.
E' stupenda davvero! ... La grande scala del palazzo, opera egregia ed ammirevole di architettura, è artisticamente illuminata. Gl'invitati la saliscono tra un torrente di luce, per essere accolti con la più squisita gentilezza e cordialità dai socii, deputati a quell'ufficio, che vi guidano all'appartamento destinato alla festa.
In un salotto tra due sale illuminate con gusto ed eleganza, è posta la musica. Il salottino per la toilette è bello, è di tutto fornito. In una sala, in fondo, sta un abbondante buffet, disposte con molto gusto e maestria. Nulla manca, e sul volto degl'intervenuti si scorge la compiacenza e la soddisfazione. Un bravo sincero algiovane direttore, ingegnere Narcisi.
Alle 9 pom. le vaste sale sono affollatissime. Vi si ammira una corona di giovanette, fresche come rose, pure come il giglio delle convalli, elegantemente e modestamente vestite. Le buone mamme seguono orgogliose collo sguarso le loro figlie, che ballano per ballare; ed a vederle è un vero contento. La festa è animatissima. e la gioia schietta e serena regna da per tutto. Evviva! e di cuore, ai figli dell'industria e del lavoro che n'ebbero il gentile pensiero.
Cessa la danza. Giunge il conte Delfico con la famiglia, si levano fragorosi e unanimi applausi. Luisa Marcosignore e le altre della Deputazione offrono alla Contessa un bel mazzo di fiori; l'egregio nostro amico Orazio Albi, legge Fiori modesti alla nobil donna la Contessa Bianca Delfico. E' una poesia ispirata, e diffonde una soave malinconia, che giunge al colmo, chiudendo con i versi:
"E queste foglie che un bel verde imbruna
"Aimé cadranno domani ad una ad una
"Non l'affetto morrà di chi c'invia
"Fior di modestia, fior di leggiadria.
Applausi vivi e prolungati. La Contessa con nobili parole ringrazia il poeta; e noi, stringendo la mano al prof. Sinigallia, è un vecchio patriota, gli diciamo, che teco sonceramente si rallegra e ti fa plauso.
Si balla ... si balla; le sale non si spopolano. Le ore volano. Giove Pluvio non smette l'ira, ed Eulo infuria; nessuno se ne accorge. Alla fine stanchi si danno per vinti. Sorge il sole ed indora le alte cime del Gran Sasso; la folla festosa saluta il ministro maggior della natura. Sono le sette del mattino, la banda precede, la seguono i ballanti. La festa è riuscita splendidissima.
(da: "La Provincia", Teramo, n. 8 del 23 febbraio 1879)
post a cura di Filonico e Accifst